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COENZIMA Q10 |
Fonte:
http://www.luigigallo.it/CoQ10.pdf
Sommario
Il Coenzima Q10 è un componente necessario per la produzione di energia e per la
respirazione cellulare. La carenza di CoQ10 si evidenzia negli anziani e nelle affezioni
coronariche, nella soppressione immunitaria e nelle affezioni periodontali. L’integrazione
orale con CoQ10 ha dimostrato di invertire i sintomi causati da queste patologie, di
aumentare i livelli di energia e perfino di allungare la vita.
Il Coenzima Q10 è un quinone liposolubile che si trova nei mitocondri delle cellule
tessutali dei mammiferi (il 10 si riferisce al numero delle unità di Isoprenoidi).
Esso è intrinsecamente coinvolto nella produzione di energia cellulare attraverso la sintesi
di adenosin tri-fosfato (ATP). L’ATP trasporta l’energia chimica rilasciata dalla ossidazione
delle molecole in altre reazioni cellulari dipendenti dalla sua energia chimica. Questi
processi includono il lavoro meccanico, elettrico e di trasporto come pure la biosintesi cioè i
processi che supportano le diverse funzioni vitali.
Karl Folkers, il leader del team che per primo ha dimostrato la struttura del CoQ10, ne
descrive il ruolo patologico in questo modo: "(...) il ruolo indispensabile del CoQ10 nella
bioenergetica che supporta così tante funzioni vitali, implica chiaramente che la carenza di
CoQ10 può logicamente essere associata con molteplici e vari stati patologici."
Possibili patologie associate alla carenza di CoQ10
La più conosciuta ripercussione della mancanza di CoQ10 è l’affezione coronarica;
pazienti con vari disturbi cardiaci dimostrano una consistente carenza di CoQ10 a livello
ematico. Quando possibile, la biopsia svela generalmente una carenza a livello di miocardio.
Bliznakov distingue tre gruppi di disturbi cardiaci in cui può essere garantito il trattamento
con CoQ10:
insufficenza cardiaca congestizia, angina pectoris e affezioni ischemiche delmiocardio.
Due studi fondamentali hanno stimolato l’interesse internazionale nel determinare
l’efficacia del CoQ10 nella terapia dell’insufficenza cardiaca.
Hashiba e altri hanno condotto uno studio in "doppio cieco" in dodici ospedali che ha
coinvolto pazienti affetti da insufficienza cardiaca. La funzione cardiaca dei pazienti e’ stata
determinata in base alla classificazione (I-IV) della New York Heart Association. Cento
pazienti hanno ricevuto CoQ10 orale nella quantità di 30 mg al giorno, per un periodo
variabile dalle due alle quattro settimane; novantasette hanno ricevuto un placebo. I pazienti
sono stati valutati attraverso l’esame dei sintomi clinici, l’esame fisico,
l’elettrocardiogramma (EKG), l’analisi del sangue e delle urine.
I pazienti appartenenti al gruppo II hanno mostrato miglioramenti come pure quelli del
gruppo I e II insieme. Inoltre hanno mostrato miglioramenti anche pazienti affetti da angina
pectoris ed epatomegalia.
Un secondo studio a doppio cieco è stato portato a termine contemporaneamente a quello
di Hashiba da Iwabuchi e altri che hanno testato il CoQ10 contro un placebo in un gruppo di
trentadue pazienti affetti da insufficienza cardiaca congestionante (classi I, II e III ).
Sedici pazienti hanno ricevuto oralmente 30 mg di CoQ10 al giorno per due settimane. Il
gruppo trattato con CoQ10 ha mostrato un miglioramento superiore al gruppo placebo, una
volta documentate le misurazioni oggettive e soggettive.
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Iwabuchi e altri hanno inoltre riportato i benefici della terapia con CoQ10 in un altro
studio che ha coinvolto pazienti con disturbi cardiaci aggravati da insufficienza cardiaca
congestizia. 10 dei 13 pazienti sono migliorati dopo aver assunto 30 mg al giorno di CoQ10
dopo una o due settimane dall’inizio della terapia. Inoltre nessuno ha riportato effetti
collaterali perfino dopo aver assunto 30 mg di CoQ10 al giorno per dodici settimane
consecutive.
Mortensen e altri hanno osservato che 8 dei 12 pazienti affetti da insufficienza cardiaca
congestizia sottoposti senza successo a trattamento con diuretici o digitale, hanno reagito
positivamente alla somministrazione orale di 100 mg giornalieri di CoQ10 per trenta giorni
riportando un miglioramento dei sintomi soggettivi relativamente a dispnea e stanchezza. Per
di più, in questi pazienti fu possibile registrare una significativa riduzione nella dimensione
dell’atrio sinistro (attraverso la ecocardiografia).
In due separati studi a doppio cieco incrociato Langs Joen ed altri hanno trattato pazienti
affetti da insufficienza cardiocircolatoria di classe III e IV usando un’integrazione giornaliera
di 100 mg di CoQ10 orale, per dodici settimane. In entrambi gli studi i ricercatori hanno
dimostrato, utilizzando metodi non invasivi, un incremento nella frazione di emissione media
e nel volume medio del colpo apoplettico durante il trattamento con CoQ10, in relazione al
gruppo trattato con placebo. La terapia con CoQ10, dovrebbe essere permanente nei casi di
insufficenza cardiaca; Mortensen ed altri riportano che la maggior parte dei pazienti hanno
lamentato una ricaduta dopo la sospensione del trattamento con CoQ10, ma quasi tutti sono
stati in grado di mostrare un miglioramento dopo aver ripreso la terapia con CoQ10.
Cardiomiopatie
I cardiologi Per Langsjoen e Peter Langsjoen insieme a Karl Folkers hanno intrapreso due
studi sul trattamento delle cardiomiopatie con CoQ10. Uno studio incrociato a doppio cieco a
breve termine, condotto su diciannove pazienti affetti da cardiomiopatia (classi III e IV )
e’stato completato nel 1982. I livelli carenti di CoQ10 furono innalzati ai livelli normali
mediante una terapia di integrazione orale, la quale " [ .... ] ha dimostrato parallelamente
significativi miglioramenti nella funzione del miocardio a livello clinico ."
Uno studio più a lungo termine della durata di sei anni fu condotto dallo stesso team,
coinvolgendo 126 pazienti, per lo più anziani, affetti da cardiomiopatia dilatata cronica
(classe II-III-IV ). I pazienti ricevettero 100 mg di CoQ10 orale al giorno. Dopo tre mesi i
livelli ematici di CoQ10 risultavano normali ai controlli. L’87% dei pazienti mostrarono
sensibili miglioramenti nell’arco di sei mesi.
A parte due casi accompagnati da prurito, non vi furono altri casi di effetti collaterali o
sintomatici riportati in sei anni di uso quotidiano di CoQ10.
In un altro studio a doppio cieco incrociato condotto su soggetti casuali comparato all’uso
di un placebo, Poggesi e altri riportano gli effetti favorevoli della terapia con CoQ10 nella
funzione del ventricolo sinistro in pazienti con cardiomiopatie dilatate (Classe II o III).
Durante l’esperimento 20 pazienti hanno ricevuto oralmente sia CoQ10 (100 mg al giorno)
che un placebo per 30 giorni.
Gli autori riportano che: "CoQ10 mostra una notevole efficacia rispetto al placebo. I
maggiori miglioramenti sono avvenuti in relazione ai parametri di contrattilità dopo la
somministrazione di CoQ10." Gli autori ipotizzano che l’aumentato rifornimento energetico
sia da imputarsi all’efficacia del CoQ10 sulla funzione del ventricolo sinistro.
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Ischemia
Un interessante ipotesi che spiegherebbe i benefici del CoQ10 sui pazienti interessati da
affezione cardiaca ischemica è stata presentata da Kato e altri. Il loro studio dimostra che
CoQ10 diminuisce la vischiosità del sangue senza intaccare i livelli di fibrinogeno e di
ematocrito.
Gli autori indicano che CoQ10 migliora e stabilizza le membrane diminuendo quindi
l’aggregazione degli eritrociti, il che spiega le sue proprietà reologiche.
Un notevole numero di pazienti sperimenta un basso output cardiaco in seguito ad un
intervento chirurgico di sostituzione della valvola, e tale condizione è una delle maggiori
cause di decesso post operatorio. Tanaka e altri hanno scoperto che una quantità variabile da
30 a 60 mg di CoQ10 somministrato oralmente nei sei giorni precedenti l’operazione
diminuiva significativamente l’incidenza dell’output cardiaco basso durante la degenza post
operatoria rispetto a quella sperimentata dal gruppo di controllo in assenza di CoQ10.
Secondo gli autori: "Questi risultati suggeriscono che la somministrazione pre-operatoria
di CoQ10 incrementa la tolleranza del cuore umano all’ischemia durante il cross-clamping
aortico".
Greenberg e Frishman giungono a queste conclusioni: "Da un punto di vista clinico
sembra che il CoQ10 possa avere un ruolo nella modifica dell’ischemia in diverse condizioni
cardiache, incluse angina instabile, infarto acuto del miocardio con conseguente embolisi
meccanica o fibrinolitica oltre che durante le procedure operatorie come la sostituzione della
valvola cardiaca, l’innesto del bypass arterio-coronarico e possibilmente il trapianto
cardiaco."
Angina Pectoris
Diversi studi dimostrano che la somministrazione orale di CoQ10 migliora la tolleranza
all’esercizio fisico nei pazienti con angina stabile cronica.
Kamikawa e altri hanno condotto uno studio a doppio cieco incrociato su 12 pazienti
comparando la somministrazione di 150 mg giornalieri di CoQ10 orale ad un placebo. Al
termine dell’esperimento si è potuto constatare che i tempi di esercizio erano migliorati
significativamente nel gruppo trattato con CoQ10.
Prendendo in esame 15 pazienti, Schardtf e altri hanno osservato che la somministrazione
orale di CoQ10 (600 mg al giorno) risultava in una significativa riduzione della depressione
del segmento ST indotto nell’esercizio cumulativo se comparato al placebo.
Il trattamento con CoQ10 ha conseguito risultati simili a quelli osservati in pazienti
trattati con una combinazione di 7,5 mg di pindolol e 30 mg di isosorbide dinitrato al giorno.
Sistema immunitario e invecchiamento
Bliznakov fa notare che il collegamento fra sistema immunitario e invecchiamento è ben
stabilito. In estese prove sperimentali egli ha correlato il ruolo del CoQ10 al sistema
immunitario e al processo di invecchiamento.
In uno studio separato su ratti e cavie, Bliznakov ha determinato che le iniezioni di CoQ10
hanno causato l’aumento rispettivamente della percentuale di fagociti e dei livelli di
anticorpi.
Un altro studio sulle cavie ha rivelato la capacità del CoQ10 di ridurre il numero e la
grandezza dei tumori chimicamente indotti. Un quarto studio condotto con Karl Folkers ha
rivelato che i topi infettati con virus diventavano carenti di CoQ10.
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Il più degno di nota però, è lo studio di Bliznakov sui "topi anziani ". Nello studio, cento
topi di età fra i sedici e i diciotto mesi, (anziani secondo lo standard dei topi) sono stati divisi
in gruppi di cinquanta ciascuno. Tutti questi topi avevano perso il loro timo, mostrando una
notevole carenza di CoQ10, e avevano perso la capacità di produrre anticorpi.
Un gruppo serviva da controllo, l’altro ricevette settimanalmente iniezioni di CoQ10. Le
cavie trattate furono presto riconoscibili ai controlli per i loro movimenti vigorosi, l’attività, il
pelo lucido e gli occhi brillanti. Tutti i soggettti appartenenti al gruppo di controllo morirono
entro la trentaseiesima settimana dall’inizio dell’esperimento, quando circa il 40% delle cavie
trattate con CoQ10 erano ancora vive e attive. In tutto esse hanno vissuto una media di 1,56
volte superiore a quella stimata per il gruppo di controllo. Per di più la loro qualità della vita
si mostrò sempre eccelente agli occhi dei ricercatori.
Bliznakov postula le implicazioni che lo studio potrebbe avere per gli uomini. "[......]
possiamo interpretare questi risultati nel senso che chiunque può avere la potenzialità di
vivere una media di 100 anni invece di circa 70, e alcune persone potrebbero aspettarsi di
raggiungere i 130 e perfino i 150 anni di età."
Affezioni periodontali
La carenza di CoQ10 è implicata nella malattia degenerativa più pervasiva che affligge gli
americani: la gengivite. Il massimo ricercatore sulla terapia delle affezioni periodontali con
CoQ10 è il Dr. Edward Wilkinson, della U.S. Air Force.
Il Dr. Wilkinson e il suo team hanno confermato che il tessuto gengivale disturbato risulta
carente in CoQ10. I ricercatori hanno scoperto che nei campioni di tessuto prelevati dalle
zone interessate i livelli di CoQ10 risultavano insufficienti, mentre i tessuti sani prelevati
nella stessa bocca non risultavano carenti di questo nutriente.
In una prova condotta su 8 pazienti trattati con 50 mg di CoQ10 al giorno si sono raggiunti
significativi miglioramenti clinici entro 5-7 giorni dall’inizio del trattamento, come risultava
dalle misurazioni e dalla salute dell’apparato periodontale. Inoltre "[.....] la guarigione fu
talmente veloce dopo la biopsia che le zone di prelievo risultavano difficili da localizzare".
Wilkinson afferma: "[......] io credo che le persone che soffrono di disturbi periodontali
potrebbero beneficiare del CoQ10 come aggiunta alla normale terapia periodontale."
Evidenze cliniche dell’uso di CoQ10
La normale produzione di CoQ10 all’interno dell’organismo diminuisce con l’aumentare
dell’età, particolarmente dopo i 35 anni. L’aggiunta di CoQ10 alla dieta nella quantità di
20/30 mg al giorno, può essere appropriata per tutti gli individui sopra i 35 anni.
Il CoQ10 può anche costituire un efficace supporto per le seguenti patologie: insufficenza
cardiaca congestionante, angina pectoris, affezioni cardiache ischemiche, ipertensione,
gengiviti e affezioni periodontali.
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Fonte:
http://www.omeonet.info/articoli/q10.htm
Il cuore è il più forte dei muscoli che lavori nel nostro corpo.
Con il suo peso che va 226,800 gr a 340,200 gr, può pompare tra i 5 ed i 6 litri di sangue al minuto. In un giorno il cuore si contrae ben 100.000 volte distribuendo così tanto sangue da poter riempire un serbatoio di 18.172 litri.
In tutta la vita, il cuore pompa circa 400.000 tonnellate di sangue senza mai riposarsi.
Per questo pesante lavoro, il cuore richiede un incredibile apporto di energia e ne consuma per essere nutrito,10 volte di più di qualsiasi altro organo.
Nonostante pesi solo 1/200 del nostro peso corporeo, il cuore richiede 1/20 dell'intero serbatoio ematico.
Dal momento che il COQ10 si trova ad alti livelli in un cuore sanissimo, non ci dovremmo sorprendere se una sua deficienza possa recargli danno.
Dalla continua ricerca scientifica si è evidenziato che quella con il COQ10 è certamente una delle più sicure ed efficaci terapie di supporto per una vasta gamma di patologie cardiovascolari quali: cardiomiopata, cuore congestizio, ipertensione arteriosa, prolasso della valvola mitrale ed angina.
Inoltre viene impiegato per trattare pazienti che devono essere sottoposti a by-pass coronarico.
Molti studi confermano che persone con differenti problemi cardiaci sono deficitarie di COQ10.Dal cuore al singolo capello, siamo fatti di cellule ed i circa 75 trilioni di cellule che formano il nostro corpo, necessitano di energia per le loro funzioni vitali. Senza un costante apporto di COQ10,le cellule non possono funzionare correttamente e di conseguenza viene meno l'energia per i nostri organi vitali. L'energia di cui abbiamo bisogno per la funzionalità dell'intero organismo, includendo il movimento muscolare, la trasmissione degli impulsi al nostro cervello il funzionamento del sistema nervoso, dell'apparato digerente etc, è generata a livello di ogni singola cellula.
Le sostanze contenute nei cibi, prendono parte nel complesso delle reazioni biochimiche per produrre energia libera. Questa viene usata per produrre un composto conosciuto come Adenosintrifosfato (ATP).
L'ATP è un costante donatore di energia per attivare e sostenere tutti i processi cellulari. Il COQ10 è quindi di vitale importanza per la produzione di ATP ed una sua continua e costante produzione è necessaria poiché solo una piccolissima parte viene conservata nel corpo in qualsiasi momento, ed è così piccola che potrebbe sostenere una attività' stressante quale il correre, per esempio, per circa 5-8 secondi. Senza COQ10, quindi, non ci può essere vita.
Con una semplice equazione si potrebbe dire:
COQ10 = ENERGIA = VITA
Il COQ10 ed il sistema Immunitario
Un forte ed attivo sistema immunitario, coinvolge milioni di cellule che richiedono energia per proteggere e difendere gli organi vitali ed i tessuti da organismi invasivi. Se il nostro sistema immunitario non funziona efficacemente, possiamo essere attaccati da batteri, virus, parassiti e funghi e questo può far sviluppare serie malattie.
Durante questi attacchi infettivi, sembra proprio esserci una deficienza di COQ10 ed il sistema immunitario e quindi il primo a soffrire della carenza nutrizionale di COQ10.
Il COQ10 ha anche un grande potere antiossidante, aiutandoci a proteggerci dai danni provocati dai radicali liberi, ed in questo ruolo il COQ10 esercita i suoi effetti protettivi, agendo come un interferente nel circuito produttivo dei radicali liberi. Infatti esso si inserisce nella catena reattiva dei radicali liberi e ne limita la ulteriore formazione.
Si è dimostrato inoltre che il COQ10 protegge le cellule dal danno ossidativo prodotto dai grassi e dal colesterolo.
IL COQ10 e la nutrizione umana
Il COQ!0 si trova nei cibi che consumiamo, ma non in gran quantità.
La migliore fonte di COQ10 , sono gli organi di animali, alcuni tipi di pesce e di vegetali ed olii quali quelli derivati dalla soia, dal sesamo e dal ravizzone.
Una minore quantità si può trovare nel riso integrale, nel germe di grano ed in alcuni tipi di fagioli. E' rinvenuto inoltre negli spinaci, nei broccoli ed in altri vegetali.
Ma, sfortunatamente, l'attuale moderna preparazione dei cibi, distrugge il COQ10 attraverso il processo della cottura e molto di esso viene portato via durante i processi di raffinazione del riso e di altri grani in genere.
Il corpo può fabbricare COQ10 da altri membri della famiglia dei Coenzimi; infatti il COQ10 è uno dei 10 (e forse più) membri della famiglia dei Coenzimi.
Per cambiare altri Coenzimi in COQ10,il fegato deve prima rompere le catene laterali dei Coenzimi, poi deve riassemblarle per formare COQ10. Questa creazione di COQ10 dal sistema epatico è veramente un processo alquanto complesso e per ottenere questa trasformazione enzimatica, sono richieste per lo meno tre differenti classi di molecole starter e sono necessari almeno 15 differenti reazioni (ciascuna delle quali inizia da un enzima) e ci sono inoltre numerose sostanze che fungono da coofattori. Questo quindi significa che il COQ10 è prodotto con molta difficoltà dal nostro organismo poiché, ciascuna parte componente il COQ10 deve essere resa disponibile in sufficiente quantità nello stesso tempo. Importante e anche specificare che il corpo, non riesce a creare alcuni dei coofattori essenziali a questo processo ed una carenza di alcuni di essi quali la Vit B3, B5, B6, B12,ed acido folico, metterebbe in seria difficoltà il fegato per produrre sufficiente COQ10.
Purtroppo, inoltre, quando invecchiamo e/o quando ci nutriamo di meno con cibi crudi, non riusciamo più a produrre COQ10,neanche dagli altri membri della famiglia dei Coenzimi; ed in più l'inquinamento ambientale, il deficit nutrizionale e lo stress abbassano il livello di COQ10 nei nostri tessuti.
Il primo tra gli studiosi del COQ10,il Dr. Folkers, avverte: " ….da alcune stime, circa il 75% delle persone sopra i 50 anni , possono essere deficitarie di COQ10. Questo perché gli enzimi vengono distrutti con il processo della cottura dei cibi ed eliminati durante la preparazione degli stessi. Pertanto è opportuno rivedere le nostre cattive abitudini in special modo se stiamo notando un serio ed improvviso calo del nostro livello energetico."
Gli Enzimi
Gli enzimi sono sostanze che rendono possibile la vita e sono necessari per ogni reazione chimica che avviene nel nostro organismo. Nessun minerale, vitamina od ormone potrebbe essere assorbito od avere funzione, senza gli enzimi.
Il nostro corpo, tutti i nostri organi, tessuti, e cellule, sono interessati dal metabolismo enzimatico (enzimi endogeni, direttamente fabbricati dal nostro corpo).Gli enzimi esogeni, assunti con i cibi crudi, rinforzano quelli già prodotti dal nostro organismo.
Per ogni proteina, carboidrato, fibra, grasso, amido, la natura ha provveduto a creare enzimi (ed in giusta misura) per digerire ogni tipo di alimento. Gli enzimi per attaccare le molecole proteiche, per esempio, non sono attivi sui carboidrati e quelli che scindono questi ultimi, non possono digerire i grassi e cosi via.
Importante è notare che una deficienza enzimatica non si evidenzia bene dal suo esordio, ma giorno dopo giorno, prepara dietro le quinte, lo svilupparsi di fenomeni da malnutrizione, minando la salute. Noi potremmo anche avere la giusta quantità giornaliera di minerali e vitamine, ma senza l'ausilio degli enzimi, non potremmo godere di una buona salute.
Tutti noi nasciamo con una riserva enzimatica che potrebbe anche durare 70 anni, ma senza rifonderla attraverso gli enzimi esogeni derivati dai cibi crudi, potremmo esaurire molto prima questa riserva, dal momento che i cibi cotti sono più difficili da digerire e necessitano di un più alto ausilio di enzimi endogeni (depauperandoli).
Mantenere sane le Gengive
Il Dr. E.G. Wilkinson, specialista in paradontopatie, e ricercatore, ha investigato su alcune delle cause delle malattie gengivali su richiesta della United States Air Force negli USA. Egli, insieme ai colleghi ricercatori, scoprì che le malattie gengivali si evidenziavano maggiormente quando c'era una rimarchevole deficienza di COQ10; e supplementando giornalmente pazienti studiati con IL COQ10,il Dr. Wilkinson ed il suo gruppo, furono in grado di invertire il processo delle malattie gengivali in esame, che se non trattate avrebbero interferito con la vita stessa dei denti. Ed anche in quei casi che sembravano senza speranza, ovvero senza altra scelta, se non di estrarre i denti, per poter curale le gengive, l'uso del COQ10 si è mostrato senza dubbio favorevole.
Molti studi hanno evidenziato la mancanza di COQ10 nel tessuto gengivale ammalato e la frequenza del deficit va dal 60 al 96 %. Le paradontiti possono già evidenziare di per se, una deficienza enzimatica sistemica; e comunque altri studi hanno dimostrato che l'86% di pazienti con problemi di paradontopatie, hanno anche un basso livello di COQ10 nei globuli bianchi e che questo dato è indicativo di uno sbilanciamento sistemico.
In uno studio aperto, si è dimostrato inoltre, che l'uso quotidiano di COQ10,può favorire una più veloce guarigione nella riparazione dei tessuti dopo un intervento chirurgico, subito per problemi di paradontopatia.
La Storia Del COQ10
Il Proff. Dr. F.L. Crain, ed i suoi colleghi dell'Istituto di ricerca sugli Enzimi dell'Università del Wisconsin, per primi hanno scoperto il COQ10 negli USA nel 1957.
Nel 1958 il Dr. Wolf ed il suo gruppo di ricerca del laboratorio Merek diretto dal ricercatore Dr. Karl Folkers, hanno descritto la struttura chimica del COQ10 ed il Dr. Folkers divenne allora, una vera autorità scientifica negli USA riguardo al COQ10.
Molti altri ricercatori si
interessarono al COQ10 in tutto il mondo nonostante il costo per portare avanti
le ricerche fosse elevato.
Solamente nel 1970, gli scienziati giapponesi trovarono un'alternativa nel modo
di produrre il COQ10 finalmente a costi più bassi. E grazie a questo i
giapponesi hanno potuto continuare con solerte insistenza tutti test possibili
sul COQ10 con risultati oltremodo positivi e fu così che il COQ10 divenne ben
presto un integratore nutrizionale veramente popolare ed accettato in Giappone.
Nel 1978 uno scienziato inglese, Il Dr. Peter Mitchell ricevette il premio Nobel per la sua ipotesi circa il ruolo del COQ10 ed il trasferimento dell'energia nei mitocondri.
Nel 1986 il Dr. Folkers fu insignito del prestigioso Priestly Medal of the American Chemical Society, per la sua ricerca sul COQ10
Dal 1958 al 1988 ci sono stati ben 2300 studi pubblicati sul COQ10 e da allora ad oggi, non si possono più contare.
Alcuni ragguagli per chi usa il
COQ10
Il COQ10 è liposolubile e pertanto andrebbe assunto con cibi contenenti un po' di olio o, ancora meglio se assunto con Omega 3 e Vit E.
Le ricerche hanno dimostrato che la formulazione in capsule contenenti COQ10 in polvere, ha maggiore effetto ed è più facilmente assorbita. Mentre, l'uso di compresse non è consigliabile in quanto, per la tecnica di assemblaggio e compattazione delle stesse, non possono più essere assimilabili dal digerente. Ci sono inoltre alcune compresse contenenti, con altri integratori, piccole quantità di COQ10, ma sono del tutto insufficienti a fornirne il giusto apporto giornaliero.
E' importante anche sapere che più è elevato il calore per produrre COQ10, più è scadente il prodotto che per essere buono deve apparire come una polvere di colore giallo brillante.
Il COQ10 infine, non è tossico e può essere assunto ed accettato dall'organismo in quantità ragguardevoli a partire dai 30-50 mg in su.
Tratto da " The Miracle Nutrient Coenzyme Q10 "by E.G. Bliznakov, M.D.&G.L. Hunt and" Coenzyme Q10 Is It Our Fountain of Youth?" by W.H. Lee, R. Ph., Ph. D
Dott. C. Capozza